So che succederà, troverò la sua canzone preferita e la ascolterò cantare, soddisfatto.
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Fui vittima del suo primo incantesimo quando ancora ero piccolo ed inconsapevole del significato di parole come sortilegio, alchemico o incantevole.
Ascoltavo il suono di un mare color pistacchio ed osservavo il lilla di una medusa spiaggiata. Lei mostrava la mia età, ma la vista ancora buona riusciva a scorgere la profondità di quegli occhi celesti da affrontare in apnea.
Mi chiese se amavo il sapore del sale di quel mare trascurato e sporco, mi chiese cosa, secondo me, aveva pensato quella medusa prima di morire e del perchè il rumore delle onde metteva nell'animo quel senso di pace. Io mi chiedevo solamente come potevano sembrare incandescendi i suoi capelli... Non erano dorati, avevano il colore del fuoco. Forse era il rosso di quel sole o forse il suo incantesimo cominciava già a fare effetto. So solo che lei fu l'unica persona che riuscì a scrutare nel cuore di un bambino e a vedere quello che poi avrebbe pensato a distanza di 24 anni da quell'incontro.
Come era apparsa, svanì. Senza risposta a quelle strane domande. Tornai altre volte cercando di trovare la spiaggia e la medusa, ma ogni volta i quesiti posti erano incomprensili o palesemente sciatti ed i capelli apparivano di un colore sbagliato.
L'incantesimo di cui ero vittima era potente ed insidioso. Lei aveva preso possesso della mia anima, di tutti i miei sensi e di ogni singola briciola di ragione. Più cercavo di ribellarmi alla sua presa più m'innamoravo.
Anche i miei sogni erano un suo esclusivo dominio, appariva regolarmente, con domande che mi avrebbero persegutato per giorni.
- La tua anima è davvero così rossa o sei tu a tingerla quando non guardo? -
- Potrei ucciderti con delle semplici parole, questo lo sai, perchè credi ancora che io voglia confessarti quanto ti desideri? -
Oppure quando il sogno era particolarmente pauroso ed inquietante, lei appariva con una tunica bianca legata in vita da una corda intrecciata e senza una particolare espressione lanciava verso di me una colomba bianca e sussurrava: - Un giorno, non pensrai più a me e sarà allora che io tornerò a reclamare ogni tuo pensero. -
Il suo secondo incantesimo mi portò ad un passo dalla morte, ordinando al corpo di separarsi dallo spirito. Fortunatamente un vecchio talismano protettivo trovato in una piccola bancarella al mercatino dell'usato, attenuò l'effetto.
Purtroppo quando si è per metà vivi, il fisico è esposto agli attacchi di altre anime rimaste a vagare nell'ombra. Queste anime hanno l'estrema necessità di assorbire energia vitale, anelano con tutte le forze restanti la possessione ed il controllo della materia vivente, alrimenti sono condannate a disperdere tutta la loro essenza svanendo poi nel nulla. E così mentre lottavo per riattivare il battito di un cuore fermo ed asciutto, una piccola anima agonizzante mi chiese educatamente il permesso di attingere energia da quel corpo disastrato - Non chiedermi chi o cosa ero, lascia solo che i miei rioordi non si perdano per sempe, lasciami solo il tempo di dire chi potevo essere. -
E così da un anno esatto possiedo due anime ed al contempo ne sono privo.
Una, lotta per ritrovare il suono di uelle onde che infondono la pace. L'altra assorbe i ricordi, cibandosene per poter recuperare le forze e scoprire chi le ha sottratto il corpo condannandola all'oblio.
Non ricordo più molte cose di quando avevo tre anni ed ogni qualvolta un ricordo svanisce la piccola ed educata anima parassita mi chiede scusa mortificandosi. Le ho detto che può prendersi tutto, tranne il dolce ricordo di quella strega Salata.
Nell'attesa che un terzo incantesimo mi liberi da ogni restrizione, ho imparato ad amare quella piccola scintilla dorata che condivide i miei pensieri. Era anche lei una fattucchiera, dominava i venti e le nuvole e quando la mia torturatrice tornerà a reclamare i miei sogni, troverà una tempesta fatta di neri cieli e violacei lampi di rabbia ad attenderla.
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La luna ha un sorriso smagliante questa sera,così mi dicono. Io non posso più vederla, ma la sento ridere sguaiatamente.
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